In giro con la GIRO.

In giro con la GIRO e Zaral Virgolin insieme a
Zaral Virgolin ideatore di “in giro con la GIRO” insieme all’amica Marina Finardi.

Un SOGNO, un VIAGGIO, un gruppo di AMICI, la storia di una VITA un po’ ORIGINALE, la MIA, la NOSTRA.

Quando l’amore per la bicicletta e l’idea di un viaggio si trasformano in un messaggio di speranza e anche di informazione. E’ questo il caso di “in giro con la GIRO“, un viaggio in bicicletta ideato da Zaral Virgolin.

Ma facciamo un passo indietro e lascia che ti racconti di Zaral e del suo viaggio.

Abbiamo conosciuto Zaral in uno dei padiglioni della fiera Itinerando Show di Padova.

Un padiglione completamente dedicato ad una sezione viaggi che noi abbiamo definito “ancora da effettuare”.

Mi spiego meglio.

Acquistando il biglietto per visitare la fiera si riceveva un tagliando con il quale era possibile votare per uno dei ben 47 viaggi in concorso. Un concorso che darà la possibilità, ai primi 2 viaggi vincitori, di effettuare il proprio viaggio completamente gratis.

Difficile descrivere tutti i viaggi in concorso.

Diverse le destinazioni in tutto il mondo.

Diversi i mezzi di trasporto come bicicletta, barca, mezzi pubblici ma anche a piedi e ovviamente diverse anche le motivazioni e le finalità di ogni avventura.

Padiglione Viaggi Itinerando Show
Sezione Viaggi Itinerando Show

Tra i 47 viaggi, tutti veramente molto interessanti, uno ha attirato in maniera particolare la nostra attenzione, sia per la motivazione che per la finalità, ma anche per il luogo in cui si svolgerà.

L’Italia.

Il mezzo utilizzato sarà ovviamente la bicicletta.

Il nome di questo viaggio, come già detto è “in giro con la GIRO“.

Ora ti starai chiedendo. Cosa vuol dire questa parola “GIRO”?

E’ direttamente l’ideatore del viaggio, Zaral Virgolin, a spiegarci tutto.

La parola GIRO non è nient’altro che l’abbreviazione di GIROPLASTICA.

CHE COS’E’ LA GIROPLASTICA?

La Giroplastica è un’operazione chirurgica agli arti inferiori alternativa all’amputazione nei bambini affetti da osteosarcoma al femore o alla tibia, utilizzata in particolare nei bambini molto piccoli che a causa della crescita hanno problemi di ricostruzione protesica.

In pratica è un intervento che permette di rimuovere il femore e il ginocchio colpiti dal tumore al fine di accorciare l’arto e contemporaneamente si ruota la tibia insieme alla caviglia che avrà la funzione di ginocchio.

Questo tipo di intervento viene praticato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna che è anche l’unico centro in Italia dove viene effettuata questa particolare operazione chirurgica.

Giroplastica bambino
Esempio di Giroplastica.

ZARAL, la sua vita con la GIRO

Zaral è un ragazzo di 39 anni. Vive ad Udine dove gestisce un centro medico/sportivo e contemporaneamente si allena per il triathlon, con un amore smisurato per la bicicletta.

Ci racconta la sua storia e la sua esperienza con la giroplastica con un’energia ed una passione che è difficile vedere in altre persone.

Tutto inizia nel 1989 quando all’età di 10 anni gli viene diagnosticato un osteosarcoma. La malattia aveva già intaccato 22 cm di femore su 25.

Affronta 2 cicli di chemioterapia e dopo 2 mesi si decide per l’operazione.

Ha due possibilità a disposizione. La normale amputazione con la successiva protesi o l’intervento di giroplastica.

In un primo momento rifiuta questa strada, ma poi grazie al dottor Campanacci, che gli spiega l’intervento per un intero pomeriggio, e alla dottoressa Sudanese decide di provare questa nuova tecnica.

Zaral descrive i momenti precedenti e successivi all’operazione e soprattutto le difficoltà dal punto di vista psicologico e ci confida come, ancora oggi, questo sia l’aspetto maggiormente importante oltre a quello strettamente riabilitativo.

L’aspetto psicologico

Oltre all’aiuto fornito ad un bimbo che deve affrontare la battaglia contro una malattia e le sue conseguenze, è importante sottolineare come l’aspetto psicologico sia collegato al cambiamento che la giroplastica produce dal punto di vista anatomico-estetico.

Nella fase pre-operatoria molte famiglie tendono ad escludere l’intervento per la paura che questa tecnica possa far sembrare il proprio figlio diverso da ciò che è considerato convenzionale. Questo timore aveva portato fino a pochi anni fa ad un totale azzeramento degli interventi di giroplastica.

Zaral ci indica che molti genitori trovano più semplice vedere il proprio bimbo con un arto amputato ed una protesi piuttosto che con una innaturale anatomia.

Allo stesso tempo l’aspetto psicologico ricopre un ruolo principale nel post operazione.

Accettare il corpo che la natura e i chirurghi hanno creato non è per niente semplice. Così come non è semplice convivere con le parole o gli sguardi delle persone che osservano con occhi stupiti.

Molte persone impiegano anni prima di accettarsi e molte volte questo non avviene del tutto.

Lo stesso Zaral ci confida come solo dopo 5 anni, grazie alla bicicletta, sia riuscito ad indossare un pantaloncino corto e come solo a 21 anni sia riuscito ad andare in costume da bagno in spiaggia.

Oggi a 39 anni non da quasi più importanza a questo aspetto, ma ci tiene a sottolineare come il supporto psicologico fornito a tutte le famiglie colpite dalla malattia sia ancora insufficiente, soprattutto nei mesi successivi all’operazione.

Nei bambini va affrontato soprattutto il tema del reinserimento sociale, come il ritorno a scuola o la vita con i coetanei, che si trasforma completamente.

L’aspetto riabilitativo

La giroplastica offre, rispetto alla “normale” amputazione, un enorme vantaggio sotto l’aspetto funzionale.

Come già detto, l’arto risulta più corto e quindi ci sarà bisogno di una protesi e di conseguenza imparare nuovamente a camminare.

E’ incredibile come, un bimbo dopo soli 10 giorni, riesca a stare in piedi grazie al supporto di un gesso e sopratutto dopo 6 mesi riesca già a camminare con una protesi definitiva.

Cercherò di approfondire questo aspetto con un articolo specifico che parlerà soprattutto dell’interazione tra la bicicletta e la giroplastica.

 Zaral e il suo esempio

Quello che Zaral intende far capire a tutte le persone che si trovano difronte a questa difficile scelta è che la giroplastica offre la possibilità di avere una vita estremamente normale sotto tutti i punti di vista.

Per dare un aiuto concreto, sotto questo aspetto, Zaral decide di dedicarsi con estrema passione e dedizione alla creazione di un viaggio, che nasce dall’amore per la bici e dall’aiuto che la bici è stata per lui.

Ora ti racconto la sua idea che sta per diventare realtà.

Capita sempre più spesso che Zaral debba recarsi a Bologna.

La meta è sempre la stessa. L’istituto Ortopedico Rizzoli.

Il suo “compito” è quello di parlare con le famiglie e i bambini che si trovano nella difficile situazione di scegliere tra la giroplastica e l’amputazione.

Spesso i genitori che lo vedono arrivare non capiscono il motivo per cui sia lì, ma dopo aver ascoltato la storia della sua vita e dopo aver visto l’energia che trasmette, capita che l’emozione prenda il sopravvento.

Zaral spiega loro tutti i vantaggi di questa tecnica e lui ne è un esempio vero e proprio. Difatti a guardarlo bene è difficile notare che abbia una protesi. Soprattutto quando cammina.

Il ruolo della Bicicletta

Prima dell’intervento Zaral era un bambino molto sportivo.

Dopo l’intervento ha dovuto ricercare un nuovo modo per fare sport, così si è appassionato alla bicicletta che lui stesso chiama “la mia preghiera laica”.

A 11 anni sale sulla bici con la quale va a fare gli esami di 5a elementare e da quel momento non scende più.

Anzi.

Dalla bici arrivano grandi soddisfazioni, come medaglie ai campionati italiani e grazie alla bici e alla sua “attività” di esempio al Rizzoli, decide di organizzare questo viaggio e ci spiega come e quando ha deciso di organizzarlo:

 

“mi trovavo sul lungomare di Trieste dopo un’uscita in bici di 110 km e pensavo alla mia vita e al percorso di autocoscienza e accettazione con la giroplastica. Ad un certo punto ricevo un messaggio vocale da un bimbo che sie era da poco svegliato dopo l’intervento di giroplastica. Ero stato io stesso a parlare con i genitori e a convincerli a scegliere questa tecnica. La sua vocina che mi diceva che stava bene mi ha stimolato ancora di più nel voler fare qualcosa per aiutare tutte le persone che devono affrontare la mia stessa difficoltà e da qui l’idea di un viaggio lungo tutta l’Italia”.

 

Quello che Zaral intende enfatizzare è proprio il ruolo centrale che la bicicletta ha in tutto questo progetto.

Vuole dimostrare come la bicicletta sia il mezzo più semplice da utilizzare in assoluto e soprattutto per chi come lui deve o dovrà affrontare un percorso di accettazione e di presa di coscienza per vivere una vita a pieno.

Zaral infatti ci dice che la bicicletta è stata lo strumento più efficace per rimettersi in gioco con i suoi coetanei, poichè ha abbattuto tutte le barriere ed ha azzerato ogni forma di pregiudizio.

Gli ha restituito in breve tempo l’autonomia e la voglia di non abbattersi di fronte alle difficoltà della vita.

Sedersi e pedalare per lui è stato un passaggio naturale, quasi spontaneo.

Un vero e proprio esempio di resilienza attiva della vita.

 

Zaral e la bici.

 

Il VIAGGIO

Il viaggio nasce dalla voglia di informare e dare una speranza alle persone che, così come Zaral e i suoi amici, sono stati colpiti da questa terribile malattia e si trovano nella condizione di scegliere il tipo di intervento a cui sottoporsi.

Il viaggio raccoglierà, attraverso la creazione di un video racconto, la storia di una ventina di bambini/ragazzi, amici di Zaral, che sono diventati adulti superando con originalità la stessa malattia, ognuno in modo diverso.

 

“Sarà un viaggio in bicicletta lungo l’Italia. Un viaggio attraverso le varie fasi della vita. Una vita vissuta “al contrario”. Accomunata troppo presto, dalla vittoria sul cancro e da una tecnica di intervento rivoluzionaria”.

 

Sarà lo stesso Zaral a fare il percorso partendo da casa sua e raggiungendo giorno dopo giorno tutti gli amici che condividono la sua stessa storia.

I numeri del viaggio

Le tappe in bici saranno 15. Un giorno sarà dedicato al viaggio mentre un altro sarà dedicato a riprese, interviste e montaggio.

In pratica in tutto saranno 28 i giorni che vedranno impegnati Zaral e i suoi amici. Un altro ulteriore giorno vedrà la chiusura del progetto proprio all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

I chilometri da percorrere invece sono 2800 dei quali 2/3 saranno percorsi in bicicletta direttamente da Zaral e il restante 1/3 in camper per effettuare riprese e montaggio.

Il percorso

La partenza avverrà da Udine, quindi Zaral partirà da casa sua per poi spostarsi nelle seguenti città dove incontrerà i suoi amici “bolognesi”:

  • VENEZIA (Rachele)
  • CORTINA D’AMPEZZO (Sybille)
  • BRESCIA (Maura-Marina)
  • MILANO (Oriana)
  • GENOVA (Serena, Fulvio)
  • BOLOGNA (Davide, Riccardo, Istituto Ortopedico Rizzoli)
  • PERUGIA (Devis)
  • L’AQUILA (Luigi)
  • ROMA (Erika, Claudia)
  • NAPOLI (Fabio, Luigi, Massimo)
  • REGGIO CALABRIA/MESSINA (Laura, Rosy, Angela)
  • PALERMO (Melania)
  • TRAPANI (Diego)
  • AGRIGENTO (Cristian)
  • BOLOGNA (Istituto Ortopedico Rizzoli, chiusura del “In Giro con la GIRO”).

 

 

Noi di Pedalando verso Sud seguiremo tutto questo progetto sia nella fase di preparazione del viaggio sia durante le giornate in bici che vedranno impegnato Zaral insieme ai suoi amici.

Anzi, ti sveliamo un piccolo segreto.

Anche noi stiamo organizzando un viaggio in bicicletta (di cui ti parleremo a breve) nello stesso periodo e sulle stesse strade che percorrerà Zaral.

Il nostro sogno è quello di incontrarci lungo la strada e pedalare insieme qualche chilometro. Un po come avviene nella vita, si incontrano persone straordinarie e viene spontaneo seguirle.

Noi lo faremo.

Non vorrai mica perderti il nostro racconto di questo incredibile viaggio?

Allora non ti resta che seguirci qui sul nostro blog, sulla nostra Pagina Facebook e su Instagram.

Un abbraccio!

Walter e Teresa

Comments (1)

  • Chiara

    Reply

    Salve sono Chiara mamma di un bambino di 9 anni affetto da osteosarcoma maligno e mi hanno prospettato un intervento di giroplastica. Dopo il primo impatto non proprio buono, mi sono imbattuta in questa storia di Zaral che mi da coraggio. Spero che non si arrivi a questo intervento ma fra tutti i mali questo sembra il minore.

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